Che pescata clamorosa!

Dopo circa tre settimane di intensa e continua attività lavorativa, finalmente, domenica scorsa ho avuto il mio giorno di riposo. E quale miglior riposo se non quello di dedicare un po’ di ore al mio hobby preferito: pescare trote nei laghetti sportivi.

Cosi, domenica pomeriggio, mi sono recato presso un laghetto che si trova a circa trenta km dalla abitazione, un laghetto che ben conosco perché frequentato moltissime volte e sempre mi ha donato delle belle e numerose catture. In relazione alla stagione e alle relative condizioni climatiche, avevo già optato per una pesca tranquilla, “da fermo” per cosi dire, utilizzando il galleggiante.

Quali esche utilizzo più spesso?

Solitamente uso galleggianti scorrevoli modello boa, metà rossi e metà gialli, del tipo piombati. Questa mia scelta dettata dal fatto che, il galleggiante di forma tonda, comunque non rimane perfettamente fermo, ma compie dei piccoli spostamenti, complice il vento e il moto naturale dell’acqua del laghetto, attirando ancor più l’attenzione delle trote.

Ho scritto un altro articolo sulle esche per la pesca alla trota: ti consiglio di leggerlo e prepararti alle prossime catture.

La scelta delle camole, quale esca, è stata spontanea, perché con questa tecnica, la ritengo la più prolifera. Ore 14,10 le mie due lenze erano in azione di pesca!

I miei consigli su come procedere

Generalmente dopo circa 4/5 min uno dei due galleggianti affonda, ma domenica pomeriggio, il tempo passava e le mie due boe gialle e rosse non segnalavano nessuna toccata da parte delle trote.

Attesi ancora un pochino, poi decisi drasticamente di cambiare la tecnica di pesca: era giunto il momento di usare la bombarda.
Preparai cosi una lenza inserendo una bombarda da 12 gr con G pari a 2.

Quale esca la scelta cadde su di un bruco in silicone di color bianco.

Verificato la giusta rotazione del bruco durante l’azione di recupero, effettuai il primo lancio.

Come solitamente richiede questa tecnica, ho iniziato ad ispezionare, per cosi dire, le varie “corsie” in cui potevano annidarsi, in quella specifica giornata, le ambite trote, recuperando la lenza più o meno velocemente, attendendo qualche secondo in più o in meno, il recupero dopo il lancio.

E quindi com’è andata a finire?

Al sesto lancio, la prima trota era abboccata all’amo. Devo dire che la scelta di tale tecnica ha dato i suoi frutti, perché conclusi il pomeriggio di pesca con ben 28 catture.

Da quanto sopra si può dedurre che, cambiare tecniche di pesca diventa fondamentale quando le nostre amiche trote sono un po’ apatiche e si lasciano desiderare. Si rende quindi necessario andarle a scovare, a stimolare il loro istinto da predatrici con esche di natura artificiale a cui non possono resistere.

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